lunedì, maggio 21, 2012

Incastri


Alla fine lo aveva fatto.
Mi aveva chiamata mentre aspettavo il mio treno per dirmi che sarebbe passato per un caffè: "Allora poi ti chiamo per accordarci sull'orario".
Avevo fissato lo schermo del cellulare sul quale compariva il suo nome con la durata della telefonata ormai conclusa.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma ero curiosa di scoprirlo.

Dopo aver attraversato la calura estiva e costeggiato le magnifiche terre del Tirreno, arrivai finalmente a casa.
Dalla calma con cui misuravo ogni mio gesto, capii di essere nervosa, ma cercai di distrarmi guardando un po' di tv e mettendomi comoda.
E fu così che mi trovò, alcune ore dopo: seduta a guardare la tv in pigiama.
Fu strano sentire la sua voce al citofono e ancora più strano fu accoglierlo in casa, considerando il nostro rapporto degli ultimi mesi.
Lo guardavo raccontarmi del più e del meno, mentre portavo la moka a tavola.
Era ancora più bello di come lo ricordassi..
La luce chiara del neon metteva in risalto i suoi occhi già azzurrissimi e la mancanza dei tacchi me lo faceva sembrare molto più alto di quanto non fosse.
Ogni volta che mi si accostava o fissava lo sguardo su di me per più di cinque secondi, mi si bloccava il respiro in petto; quindi quando diede il via ad una caccia giocosa tra noi, sperai caldamente che non riuscisse a prendermi!
Non dovevo cedere. Non POTEVO cedere! Dovevo resistere. Dovevo respingerlo.

E invece quando si avvicinò a me per sancire la tregua e mi chiese un piccolo bacio, mi lasciai stordire dal suo profumo, incantare dalla morbidezza della sua bocca, imprigionare dalle sue braccia e di colpo mi ritrovai a fissarlo da vicino mentre chinava la testa nella piega del mio collo, su quello strato sottile sottile di pelle che c'è un po' più su della scapola.
Per un attimo chiusi gli occhi e mi sentii inebriare da quel contatto, che mi aveva tanto colta di sorpresa e trovata indifesa.
Spensi testa e cuore, zittii le aspettative e i buoni propositi e lasciai che quel bacio, da casto e delicato, diventasse più intenso.
Mi ritrovai ad abbracciarlo a mia volta, a scivolare meglio tra le sue braccia come a trovare un perfetto incastro tra i nostri corpi, e ad infilare le dita tra i suoi capelli per attirarlo, per quanto possibile, ancor più verso di me.
Lui mi avvolse con fermezza e salì verso la mia bocca per baciarmi.
Era incredibilmente caldo e aveva voglia di me.
Me ne accorsi quando, per lo stordimento legato all'euforia, mi appoggiai contro un ripiano e subito sentii la sua erezione attraverso i pantaloni sottili.
Le sue mani erano ovunque ed i vestiti volarono via come foglie al vento.
Mi voltai e, sorridendogli, lo presi per mano e mi diressi in camera da letto.
Una volta lì, annullò alla svelta qualsiasi tipo di barriera tra la sua bocca ed il mio corpo, quindi si inginocchio tra le mie gambe e prese a leccarmi con decisione.
Sentivo e vedevo la sua testa muoversi tra le mie gambe e la sua lingua fresca scivolare ad aprire il mio sesso per infliggere piacere, stuzzicando il clitoride e penetrandomi un po'; ma mentre mi godevo lo spettacolo, mi resi conto che non mi bastava, che volevo andare oltre.
Glielo dissi apertamente e, di fronte al suo sorriso, corsi nell'altra stanza a recuperare una protezione... senza riuscire a in tempo. Mi seguì come un'ombra e in un attimo era dietro di me.
"Mettiti dove vuoi, basta che resti in questa posizione!" - mi disse.
Così mi chinai sul mobile basso davanti a me e lo sentii inzuppare la punta del suo sesso nei miei umori, per poi spingersi delicatamente dentro me.
Entrambi tirammo un lungo respiro, quasi a dover controllare la voglia di lasciarsi andare subito a quel piacere, ma poi lo sentii muoversi dentro di me con vigorose spinte e capii che il desiderio si era trasformato in urgenza anche per lui.
Unii le ginocchia così da avvilupparlo con le mie carni e quel gesto dovette piacergli molto, perché si aggrappò ai miei fianchi e aumentò il ritmo dei suoi affondi.
Fremevo sotto i suoi colpi e faticavo a trattenere il piacere, tanto che appena mi resi conto dal suo respiro che era sul punto di venire, lasciai che il mio orgasmo si trasformasse in forti gemiti di godimento.

Ci ricomponemmo velocemente, quindi tornammo a sederci in cucina, l'uno di fronte all'altro, a fumare una sigaretta.
"Non me lo aspettavo neanche io, ma non vorrei che fraintendessi. Io sono sempre dello stesso avviso: quello che ti ho detto mesi fa, vale ancora adesso".

Non era cambiato niente.
Ero stata una stupida.
Una ingenua e maledettissima stupida.

giovedì, marzo 29, 2012

Succosa

Accadde tutto rapidamente, in una sera in cui avevo smesso di aspettarmi che qualcosa potesse succedere. Che qualcosa di grandioso potesse succedere..


Ero distesa, a gambe larghe, e gli permettevo di ridisegnarmi il sesso con la punta delle dita mentre stuzzicava la mia bocca con baci dati e poi negati.
Mi deliziava quel gioco, ma allo stesso tempo mi rendevo conto della voglia che aumentava, che saliva dalla punta dei piedi fino alla radice dei capelli e tendeva tutto il mio corpo come una corda di violino.
Volevo di più..
Anelavo a sentirmi piena del suo sesso, così allungai una mano verso di lui e cominciai ad accarezzarglielo.
Lo sentii caldo e turgido, tra le dita, e quella constatazione non fece altro che accrescere il mio desiderio; aumentai la stretta per portarlo rapidamente a volere quello che ardentemente attendevo e subito ai baci si aggiunsero i morsi, e dalle labbra arrivò al mio collo.
"Ti voglio.." - sussurrai.
Accostò il suo volto al mio e, col solito sorriso malizioso, mi chiese di mettermi carponi davanti a lui.
La prospettiva di ciò che sarebbe seguito, mi fece trovare prestissimo la posizione adatta.
Lo sentii muoversi dietro di me, appoggiarmi le mani sui fianchi e spingere appena appena la cappella dentro la mia femminilità. Si ritrasse quasi subito e il mio disappunto si trasformò in un sospiro.
Ancora una volta percepii la calda durezza del suo sesso farsi spazio dentro di me e scivolare fino in fondo.
Un brivido mi attraversò tutta, come una scossa, e fui pervasa da una magnifica sensazione di pienezza.
Mi meravigliai di quanto piacere stessi provando, ma lui non mi lasciò altro tempo per pensarci. Cominciò a muoversi dentro e fuori da me, ora con netti colpi di reni che affondavano con foga tra le mie cosce, ora con gesti lenti e misurati che non facevano altro che amplificare la mia esasperazione.
Mi sentivo liquida. In tutti i sensi.
Vibravo sotto i suoi colpi e godevo sempre di più ad ogni spinta.
Mi chinai in avanti sui gomiti, appoggiando il viso sul cuscino, lasciandogli lo spettacolo del mio corpo completamente aperto a lui, al suo sesso e a tutto il piacere che fosse riuscito a darmi.
Allungai una mano tra le mie gambe per accarezzargli i testicoli e la parte interna delle cosce; lo sentii diventare di pietra ed accelerare il ritmo, mentre si spingeva sempre più a fondo dentro me.
Allora ritrassi appena la mano ma, golosa, la lasciai a giocherellare col clitoride.
E più lui mi afferrava i fianchi, più si aggrappava a me e mi scopava con foga, più roteavo velocemente le dita.
Ero senza fiato..
Pur avvertendo un dolore al basso ventre, non ci badai poi tanto e presi a muovere il bacino verso di lui per accoglierlo meglio.
Chiusi gli occhi e sentii il piacere esplodere nella mia testa, oltre che nel mio corpo, e fu allora che l'orgasmo mi colse alla sprovvista.
Costretta a soffocare un grido gutturale, non mi resi conto di avere il palmo della mano pieno di un liquido caldissimo! Ero venuta copiosamente e tutto il mio succo aveva preso a colarmi lungo il polso, goccia dopo goccia.
Quando lui sentì quanto fossi fradicia, assestò un paio di colpi decisi e mi seguì subito.
Fu sorpreso quanto me di scoprire che gli avessi schizzato addosso e, da allora, non abbiamo mai smesso di riprovarci..



mercoledì, marzo 14, 2012

Fortuna che non era niente


Fortuna che non era niente..
la solita avventura e poi
ci siamo fatti prendere,
le nostre storie buffe e noi.
L'autunno che era già finito,
le foglie gialle ancora no
e io non ero già partito
per dove forse arriverò.
Fortuna che non era niente...
telefonami se vuoi!
Usciamo con un po' di gente
o, se ti va, usciamo solo noi.
Da quella sera all'improvviso
inseparabili,
chiedendoci solo un sorriso
e notti indimenticabili.
Adesso non è più lo stesso,
e certe volte me ne andrei
perché anche quando stai vicino
mi manchi che neanche sai!!!

Perché sto
distrutto che però sto bene!
Ora sto quel male che però conviene,
perché so
che piano piano sta cambiando.
E ora sto
da solo che ti sto cercando!


Manico coltello mano,
un tris che hai sempre vinto tu.
Ti vedo ma ti guardo piano
per non cadere più.
In fondo la filosofia
"vivere come vuoi tu"
non è mai stata cosa mia,
ti amo ma vorrei di più.
Ti scappo ma non me ne vado,
ti parlo e invece ti urlerei
perché anche quando stai vicino
mi manchi che neanche sai!!!

Perché sto
distrutto che però sto bene.
Ora sto
male che però fa bene.
E non so
se ti diverti o se ti manco,
a me tanto!
Ora non so
se è il caso di toccare il fondo.
La pioggia cade sempre in basso,
ma io però ti voglio adesso!
E non so
se è caldo, freddo oppure niente.
So che ti voglio
ad occhi chiusi in mezzo a tante!

Fortuna che non era niente,
e allora spiegami perché
sto qui insieme a un po' di gente
fischiettando una che non c'è.


Fortuna che non era niente. Alex Britti.

mercoledì, febbraio 22, 2012

Reborn

Sarebbe stato tutto molto semplice, una serata come le altre.
Gli amici che fanno scudo ed una buona dose di decisione potevano bastare.
Invece..

Cominciai ad allarmarmi quando, parlandomi, lo sentii troppo vicino.
Il suo respiro mi sfiorò il viso per un millesimo di secondo e io ebbi troppa paura che mi vedesse tremare.

Poi quel bacio. Sfiorato. A stampo. Dolce come la quotidianità.

"Non possiamo vivercela come se non ci fosse domani?".

Forse era proprio quello che volevo. Proprio quello che mancava.
E fu una catena di baci dati senza fiato..
Non bastava il tempo per respirare. Non bastava a contenere nemmeno quelli in auto, nel parcheggio.
La voglia ormai trapelava ovunque, dalle parole alla patta, al calore tra le mie gambe.

Maledii la mia stupidità. Benedii la mia leggerezza.
E quando scivolò dentro me, dimenticai tutto.

Non era più lo stesso. Qualcosa lo aveva cambiato.
Qualcuna aveva provveduto a farlo e la odiai per quello.

La mia mano sulla sua spalla lo costrinse a darmi spazio.
Lo guardai stranita.
Mi sentii dirgli: "Non lo hai mai fatto così".

Il suo sorriso mi punse nel vivo.
Smisi di fare domande.
E rimasi in silenzio a godermi quella nuova danza in cui lui era un'onda di mare ed io lo scoglio contro il quale si infrangeva. Senza fretta. Con esasperante lentezza.
Lo guardai, piena di lui, e non ebbi il coraggio di dirgli di averlo sempre sognato così attento, delicato, profondo.
La novità mi diede alla testa.
Mi fece esplodere quasi subito. Imbarazzare come una quindicenne alla sua prima volta.


Tornai a casa quasi all'alba con la testa piena di domande.

Eravamo un uomo e una donna nuovi.
Un uomo e una donna da cui ripartire.

mercoledì, gennaio 28, 2009

La soffitta


Avevo percepito la sua eccitazione attraverso i jeans già prima, mentre mi teneva avvinghiata a lui e mi mordeva le labbra in ascensore; così non fui sorpresa di sentire delle dita impazienti che si insinuavano sotto l'orlo del mio abitino corto per toccarmi tra le cosce.
Contagiata da quell'adrenalina, riuscivo a malapena a girare le chiavi nella toppa.
Mi lasciai alle spalle la prima porta e mi diressi verso la seconda.

Nuovo contatto.
Strofinò la sua patta contro il mio culo e avvertii che era durissimo.
Sempre più presa dalla smania di sentirlo senza alcuna barriera, spinsi in avanti la porta, lo lasciai entrare e subito la richiusi. Piombammo entrambi nel buio.
Neanche il tempo di accendere una candela, che le nostre bocche si incollarono per non staccarsi più.

I baci avidi ed affamati si sprecarono.
La voglia era talmente tanta che non permise di curare i dettagli.

Voglio il tuo culo...
Mi disse, poi rimase in attesa.

Voglio il tuo culo... adesso.
Ribadì il concetto e, dal tono perentorio che utilizzò, capii che faceva sul serio.
Era la prima volta che lo sentivo così determinato e la cosa mi eccitava da morire.
Guardandolo negli occhi, maliziosa, scesi lentamente sulle ginocchia, quindi gli diedi le spalle.

Ero ferma, carponi davanti a lui e aspettavo una sua mossa.
Velocemente avvertii la sua presenza dietro di me. Avevo il fiato corto per l'eccitazione.
Mi tirò su sfacciatamente il vestito fino in vita poi, in religioso silenzio, scorse con un dito tutto il perimetro disegnato dal perizoma che indossavo, e lo tirò giù, lasciandomi completamente nuda e a sua totale disposizione.
Affondò il viso tra le cosce, leccandomi e mordendomi il culo, facendomi gemere di piacere.
Quindi si allontanò da me e finalmente liberò il sesso ormai duro dalla costrizione dei pantaloni.
Decise, a quel punto, di giocare col mio desiderio, passandomi la cappella turgida tra le natiche e lungo le labbra della mia femminilità.
D'un tratto si fermò lì, la mia voglia appesa a un filo, prima che lo sentissi scivolarmi dentro senza alcuna fatica.

Ero fradicia della voglia di lui e quando la percepì inequivocabilmente, trattenne un'imprecazione tra i denti.
Si mosse dentro di me solo un paio di volte, poi decise che era giunto il momento di ottenere quello che aveva richiesto.
Lo tirò fuori e, sempre lentamente, si spinse fino in fondo al mio culo, facendomi rabbrividire lungo la schiena.

In quel momento era lui quello che respirava a fatica; lui che si fermava per contenere la voglia; che restava immobile per non permettere a quel gioco di finire troppo presto.
Gli bastarono pochi secondi per riprendersi, passati i quali cominciò a farsi spazio dentro di me con colpi profondi, vigorosi.
Ad ogni stilettata, faticavo a trattenere i gemiti, ma mi piegai comunque golosamente sui gomiti per sentire meglio ogni suo affondo.
Contemporaneamente, lui si aggrappò ai miei fianchi e, aumentando il ritmo, cominciò a sbattermi forte.
Ritornai sulle mani, allargando di più le gambe per sentirlo ancora più a fondo. E intanto lui spingeva, affondava, mi possedeva con foga, talmente tanta che gli fece perdere l'autocontrollo.
Allungò una mano per afferrarmi per i capelli e, in quella posizione, accelerò ancora di più i suoi colpi.

Ormai ero sull'orlo del precipizio. Sentivo l'orgasmo che mi montava dentro rapidamente.
Lo incitai a darmi il colpo di grazia:
Dammene di più! Mi stai facendo impazzire...
Si bloccò il tempo di metabolizzare le mie parole, quindi mi attirò a sé mettendomi le mani sulle spalle e spinse con un vigore tale che mi fece perdere la testa.

Gettai il capo all'indietro e, mordendomi le labbra, soffocai un grido gutturale.
Sto venendo... Dio!.. Sto venendo!!!
Alle mie spalle, anche lui fu finalmente libero di abbandonarsi all'orgasmo e mi riempì col suo seme caldo.
Sfiniti e senza fiato, ci abbandonammo l'uno accanto all'altro sul materasso, ancora immersi nel buio e improvvisamente consapevoli di aver consumato il tempo e la voglia allo stesso modo.
Divertita da questo pensiero, lo guardai e gli chiesi: Ma ci siamo detti almeno "Ciao"???
Attraverso il riverbero della luna, vidi lo scintillio che illuminava il suo sorriso candido...

giovedì, agosto 21, 2008

Stringimi forte


Quando aprii gli occhi, stringevo ancora nella mano destra il laccio di pelle che mi permetteva di controllare il grosso guinzaglio che avevo chiuso intorno al suo collo.
Mi sollevai sul gomito per guardarmi intorno, momentaneamente disorientata: la camera era immersa nel silenzio, tranne il brusio del condizionatore appena sopra la porta. Lui era accanto a me, teneva gli occhi chiusi e sembrava dormisse.
Lo fissai per alcuni secondi, aspettando di veder comparire un sorriso sul suo viso, invece non accadde nulla. Così decisi di assumere una posizione migliore sul materasso che, evidentemente vinta dalla stanchezza, avevo occupato in senso orizzontale anziché verticale.
Non ebbi il tempo di muovermi, che subito il suo braccio si mosse per farmi aderire al suo corpo.
Aspetta, ho bisogno di sistemarmi. Sto scomoda..
Senza dire una parola, allentò la presa e mi lasciò fare.

Quindi, sempre in assoluto silenzio, si distese alle mie spalle e mi abbracciò, intrecciando la sua mano con la mia.
"Non temere.." - mi disse al telefono -
"Mi occuperò io del tuo sonno e ti terrò stretta fino a quando non avrai raggiunto la serenità per dormire".
Per un'insonne cronica come me, fu una dichiarazione stupenda; però
lì, in quella camera d'albergo, la magia delle sue parole scomparve.
Il mio corpo, nonostante trovasse un perfetto incastro contro il suo, non percepiva calore.
Le sue dita, allacciate saldamente alle mie, rimasero fredde e distaccate.

Nulla, in quell'uomo, faceva trapelare l'affetto che più e più volte aveva dichiarato di provare.
Amareggiata da quella considerazione, trascorsi le poche ore che mi separavano dall'alba maledicendo le bugie a buon mercato, coi pensieri avviluppati da altre braccia, altri odori e altri uomini.
Poi, con la stessa ipocrisia che aveva caratterizzato le sue affermazioni, misi una mano sul suo polso e gli sussurrai: - Stringimi forte..

domenica, luglio 20, 2008

Ed ora più che mai vorrei..



"Ed ora più che mai vorrei
sentire il calore delle tue mani,
trovare il coraggio
di fidarmi delle tue carezze..."


Fidarmi delle tue carezze. Carmen Consoli.

domenica, giugno 08, 2008

Nightmares


Qualche tempo fa ho fatto un sogno.
Ero in piedi in mezzo al buio pesto, completamente nuda a parte dei sandali neri con tacco alto, ma la cosa sembrava non importarmi poi tanto.
Ho atteso alcuni secondi, quindi mi sono incamminata con passo svelto e deciso dritto davanti a me.
Poi, nel buio, un odore..
Mi sono fermata di botto e, chiudendo insensatamente gli occhi, ho iniziato ad annaspare, a fare respiri profondi, tentando di immettere quanta più aria possibile nei polmoni. E quando, riconoscendolo, ho avuto la certezza che fossi tu, mi sei sbattuto contro.
Ho avvertito la tua mole addosso a me, le tue braccia contro le mie, il tuo petto contro il mio, e in quel momento uno squarcio di luce ci ha illuminati.
Senza difese e pur barcollante, sono rimasta in piedi.
Poi ti ho osservato, inorridita, muoverti nella mia direzione, agguantarmi e attirarmi verso di te.
Ero diventata prigioniera delle tue braccia.
Ho iniziato ad avere freddo, a sentire quella morsa di dolore allo stomaco che mi prende ogni volta che ho paura.
E a tremare..
Prima piano, poi violentemente.
Ho provato a divincolarmi dalla tua stretta, ma non ci sono riuscita; così ho alzato lo sguardo verso di te, verso i tuoi occhi, e ho avuto di nuovo paura quando li ho visti freddi, impassibili, impositivi.
Mi ordinavi l'immobilità, senza una parola.
Mi sono bloccata di colpo, in modo istintivo. Quindi di nuovo ho preso a divincolarmi, ma il tuo braccio destro mi schiacciava inesorabilmente la testa contro il tuo petto.
Ero senza fiato... e terrorizzata!
Mi sentivo braccata e senza via di fuga.
Poi mi sono svegliata di soprassalto. Madida di sudore, il cuore a mille, boccheggiante e totalmente scossa.
Non so quando ho iniziato ad avere paura di te. Forse quando ho smesso di amarti.
Eppure non ricordo nemmeno quando sia successo..

domenica, giugno 01, 2008

Come fill me..

Davvero non lo hai mai fatto, dietro?
Leggermente imbarazzata, mi voltai per rispondergli guardandolo negli occhi: - No, davvero. Mai fatto..
Il suo sguardo percorse il mio corpo, dalla testa ai piedi, poi mi propose: - Ti va di provare?
Lo guardai scettica e incuriosita al tempo stesso.
Se mi fai male, ti ammazzo. Giuro!
Mi sorrise beffardo e, dopo una breve capatina nell'altra stanza, lo vidi avvicinarsi con una bottiglia di olio profumato.
Gliela sfilai dalle mani, quindi versandone una porzione abbondante sulle mani, presi a lubrificare il suo sesso sempre all'erta ed il mio secondo ingresso.
Adesso voltati..
Non farmi male.. mi raccomando. Sii delicato.
Presi posizione carponi, sul letto, poi sentii subito la sua cappella calda appoggiata tra le natiche.
Respirai una grossa boccata d'aria e gli ripetei le mie raccomandazioni.
Per tutta risposta, iniziò a farsi largo dentro di me, spingendo il suo sesso con una lentezza che sentivo stava mettendo alla prova la sua voglia di infilarlo tutto d'un colpo.
Istintivamente, mi chinai in avanti, poggiai la testa sul materasso tenendo le mani ai lati e chiusi gli occhi; in quella posizione ero completamente aperta alla sua virilità e la sensazione, nuova, del suo sesso che mi dilatava per essere accolto, mi inebriò al punto che cominciai a miagolare come una gatta senza rendermene conto.
Tutto bene?
La sua voce mi riportò in quella stanza.
Sì, tutto bene. Più che bene..
A quelle parole, iniziò a muoversi dentro di me, ma non si aggiunse alcuna sensazione di piacere.
Lui se ne rese conto e, supponendo che non gradissi, si fermò, mentre io leggermente delusa e perplessa, provai a non dare peso alla cosa.

Un paio di vodka dopo, ci ritrovammo nuovamente eccitati.
Con curiosità, vidi che afferrava quell'olio profumato e se ne versava un po' sul sesso.
Cosa fai?
Adesso ti faccio vedere io se non godi!
Detto questo, mi spalancò le gambe con un solo gesto della mano e credendo volesse semplicemente penetrarmi, lo lasciai fare. Ma grande fu la mia sorpresa quando sentii che appoggiava la cappella sull'altro ingresso.
Lo guardai con gli occhi sbarrati, senza dire una parola, poi subito mi sentii invadere dalla sua virilità; a differenza della prima volta, però, percepii un intenso piacere fin dall'inizio e quando cominciò con l'andirivieni, fui costretta a mordermi il labbro per non gridare.
Adesso ti piace, vero troia?
Gli sorrisi, tra il rossore delle guance, senza rispondere.
Mi lasciai andare a quel piacere così nuovo ed inaspettato, godendo ogni attimo di ciò che mi stava facendo.
Poi, ad un certo punto, mi gridò: - Girati! Ti voglio guardare, mentre ti inculo..
Continuando a sorridere alle sue oscenità, mi misi quattro zampe sul letto, ma mi sentii afferrare per le caviglie e trascinare lungo il bordo, fino a finire con le ginocchia sul pavimento e solo il busto sul materasso.
Lui, in piedi dietro di me, riprese a penetrarmi il culo con vigore, assestando colpi che spingevano ogni volta il letto un po' più in là.
Ti piace prenderlo dietro, vero?
E mentre mi chiedeva questo, piazzava grossi ceffoni sul mio culo, una, due, tre volte.
Ti ho chiesto se ti piace prenderlo dietro, troia?!
Sconvolta dall'intensità di quel piacere, risposi a malapena col respiro corto: -
Sì, sì.. mi piace!
Allungò una mano verso di me e mi tirò per i capelli, costringendomi a voltare la testa nella sua direzione.
Dillo che ti piace prenderlo nel culo, troia!
Altri ceffoni sul culo..
Mi piace prenderlo dietro. Mi piace un casino!
Riprese a scoparmi con rabbia e violenza, mischiando i suoi gemiti gutturali con i miei dai toni decisamente alti.
Aggrappata coi pugni chiusi alle lenzuola e in preda al piacere puro, mi sentii gridargli: - Scopami.. scopami ancora! Dammene ancora!
Per contro, non se lo fece ripetere due volte: mi afferrò per i fianchi e, con una serie di stilettate decisamente profonde, mi fece esplodere nel mio primo fragoroso orgasmo anale.
Poi finalmente sentii che usciva da me e, con il sorriso sornione di chi la sa lunga, guardandomi negli occhi, venne copiosamente sul mio seno..