Mi aveva chiamata mentre aspettavo il mio treno per dirmi che sarebbe passato per un caffè: "Allora poi ti chiamo per accordarci sull'orario".
Avevo fissato lo schermo del cellulare sul quale compariva il suo nome con la durata della telefonata ormai conclusa.
Non sapevo esattamente cosa aspettarmi, ma ero curiosa di scoprirlo.
Dopo aver attraversato la calura estiva e costeggiato le magnifiche terre del Tirreno, arrivai finalmente a casa.
Dalla calma con cui misuravo ogni mio gesto, capii di essere nervosa, ma cercai di distrarmi guardando un po' di tv e mettendomi comoda.
E fu così che mi trovò, alcune ore dopo: seduta a guardare la tv in pigiama.
Fu strano sentire la sua voce al citofono e ancora più strano fu accoglierlo in casa, considerando il nostro rapporto degli ultimi mesi.
Lo guardavo raccontarmi del più e del meno, mentre portavo la moka a tavola.
Era ancora più bello di come lo ricordassi..
La luce chiara del neon metteva in risalto i suoi occhi già azzurrissimi e la mancanza dei tacchi me lo faceva sembrare molto più alto di quanto non fosse.
Ogni volta che mi si accostava o fissava lo sguardo su di me per più di cinque secondi, mi si bloccava il respiro in petto; quindi quando diede il via ad una caccia giocosa tra noi, sperai caldamente che non riuscisse a prendermi!
Non dovevo cedere. Non POTEVO cedere! Dovevo resistere. Dovevo respingerlo.
E invece quando si avvicinò a me per sancire la tregua e mi chiese un piccolo bacio, mi lasciai stordire dal suo profumo, incantare dalla morbidezza della sua bocca, imprigionare dalle sue braccia e di colpo mi ritrovai a fissarlo da vicino mentre chinava la testa nella piega del mio collo, su quello strato sottile sottile di pelle che c'è un po' più su della scapola.
Per un attimo chiusi gli occhi e mi sentii inebriare da quel contatto, che mi aveva tanto colta di sorpresa e trovata indifesa.
Spensi testa e cuore, zittii le aspettative e i buoni propositi e lasciai che quel bacio, da casto e delicato, diventasse più intenso.
Mi ritrovai ad abbracciarlo a mia volta, a scivolare meglio tra le sue braccia come a trovare un perfetto incastro tra i nostri corpi, e ad infilare le dita tra i suoi capelli per attirarlo, per quanto possibile, ancor più verso di me.
Lui mi avvolse con fermezza e salì verso la mia bocca per baciarmi.
Era incredibilmente caldo e aveva voglia di me.
Me ne accorsi quando, per lo stordimento legato all'euforia, mi appoggiai contro un ripiano e subito sentii la sua erezione attraverso i pantaloni sottili.
Le sue mani erano ovunque ed i vestiti volarono via come foglie al vento.
Mi voltai e, sorridendogli, lo presi per mano e mi diressi in camera da letto.
Una volta lì, annullò alla svelta qualsiasi tipo di barriera tra la sua bocca ed il mio corpo, quindi si inginocchio tra le mie gambe e prese a leccarmi con decisione.
Sentivo e vedevo la sua testa muoversi tra le mie gambe e la sua lingua fresca scivolare ad aprire il mio sesso per infliggere piacere, stuzzicando il clitoride e penetrandomi un po'; ma mentre mi godevo lo spettacolo, mi resi conto che non mi bastava, che volevo andare oltre.
Glielo dissi apertamente e, di fronte al suo sorriso, corsi nell'altra stanza a recuperare una protezione... senza riuscire a in tempo. Mi seguì come un'ombra e in un attimo era dietro di me.
"Mettiti dove vuoi, basta che resti in questa posizione!" - mi disse.
Così mi chinai sul mobile basso davanti a me e lo sentii inzuppare la punta del suo sesso nei miei umori, per poi spingersi delicatamente dentro me.
Entrambi tirammo un lungo respiro, quasi a dover controllare la voglia di lasciarsi andare subito a quel piacere, ma poi lo sentii muoversi dentro di me con vigorose spinte e capii che il desiderio si era trasformato in urgenza anche per lui.
Unii le ginocchia così da avvilupparlo con le mie carni e quel gesto dovette piacergli molto, perché si aggrappò ai miei fianchi e aumentò il ritmo dei suoi affondi.
Fremevo sotto i suoi colpi e faticavo a trattenere il piacere, tanto che appena mi resi conto dal suo respiro che era sul punto di venire, lasciai che il mio orgasmo si trasformasse in forti gemiti di godimento.
Ci ricomponemmo velocemente, quindi tornammo a sederci in cucina, l'uno di fronte all'altro, a fumare una sigaretta.
"Non me lo aspettavo neanche io, ma non vorrei che fraintendessi. Io sono sempre dello stesso avviso: quello che ti ho detto mesi fa, vale ancora adesso".
Non era cambiato niente.
Ero stata una stupida.
Una ingenua e maledettissima stupida.









